Displasia

DISPLASIA DELL’ANCA E DEL GOMITO

Il Golden Retriever ha origini britanniche, in Italia appare verso la metà degli anni settanta, più precisamente verso il 1975. Inizialmente non ha avuto una grande diffusione tra gli addetti ai lavori, si pensi che nel 1979 c’erano solo sette nuovi iscritti al LOI (Libro Origini Italiano), nulla a che vedere con la diffusione odierna che vede negli ultimi anni un censimento di circa 3500 unità. Questa incredibile escalation però ha avuto anche i suoi risvolti negativi (un forte contributo come sempre lo offre la moda del momento aiutata da questo o quello spot pubblicitario piuttosto che film), specie per quanto riguarda la salute degli esemplari che per soddisfare il bum di richieste, riprodotti senza controlli adeguati e etica sensata, hanno danneggiato la loro salute in primis. Come tutti i cani di taglia medio-grande, è soggetto alla displasia dell’anca e del gomito, malattie genetiche ereditarie. La displasia dell’anca è una patologia molto seria, in grado di compromettere anche gravemente la qualità della vita del cane e le sue prestazioni fisiche. E’ una patologia multifattoriale, ossia numerosi fattori, quali quelli genetici, ambientali e nutrizionali entrano in gioco nel suo sviluppo ed in particolare nel determinarne la gravità. È necessario sottolineare l’importanza del fattore ereditario, in quanto le alterazioni strutturali della displasia dell’anca che stanno alla base del processo patologico sono innanzitutto da attribuire ad un difetto di origine genetica.

Componente genetica: La modalità di trasmissione ereditaria è determinata da numerosi geni e quindi è di tipo poligenico. La malattia può essere trasmessa da un genitore ad un discendente anche se il genitore non presenta displasia, perché portatore sano dei geni della malattia. La displasia, infatti, non si esprime in tutti i soggetti geneticamente colpiti, ma solo in una parte di loro. Il patrimonio genetico dei genitori può essere considerato libero da displasia non solo quando essi stessi non ne sono colpiti, ma quand’anche tutti i loro fratelli, sorelle, nonni e zii non sono risultati displasici. Pertanto, per conoscere se un soggetto non affetto da displasia è anche un riproduttore che non trasmette questa malattia nella sua discendenza, bisogna conoscere il suo pool genetico, valutando quindi tutta la sua parentela.

Componente ambientale: Nell'espressione dell’entità della patologia sono interessati anche importanti fattori ambientali quali l'alimentazione, il tipo e la quantità d’esercizio fisico, eventuali traumi e possibili malattie concomitanti. Questi fattori ambientali sono in grado di incidere sul grado della displasia, quindi sulla gravità dell’espressione della malattia, ma, in genere, non sulla presenza o l’assenza di quelle malformazioni che stanno alla base della displasia.

Si può tentare di scongiurare solo con un buon programma di allevamento che escluda l’accoppiamento casuale e la riproduzione di soggetti interessati da gradi importanti della malattia. Per questi motivi è importante affidarsi, in modo responsabile ed informato,ad allevamenti seri che oltre a rispettare le regole convenzionalmente stabilite siano in grado di dimostrare la cura e l’amore dell’animale dalla primissima fase della gestazione allo svezzamento del cucciolo attraverso cure e attività mirate alla salute e all’equilibrio psico-fisico di ogni esemplare.